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Fondazione

federico-fagioli2Il 12 luglio 2010 alle ore otto della mattina, in località Compiobbi vicino Firenze, una macchina taglia la strada a Federico che era sulla sua bici. L’impatto è violento, Fede entra subito in coma, viene portato a Careggi in terapia intensiva. I medici quando sono arrivato in ospedale mi dicono che Federico è molto grave, parlano di ipossia, di speranze di vita molto difficili. Passano giorni e Fede lotta, vive. È in coma e respira tramite una macchina(chiamata ventilatore), gli viene praticata la tracheotomia per poter aspirare il muco che si forma nei polmoni. Arrivano polmoniti, febbre alta, infezioni nel sangue e urinarie. Federico continua a lottare, VIVE.

I medici di Careggi mi dicono che Fede rimarrà lì, con un ventilatore per farlo respirare, un vegetale. Dentro di me sento il bisogno di conoscere un altro parere medico, tramite un’amica medico vengo a sapere che in Austria, a Innsbruck, c’è un centro dove curano pazienti tetraplegici e mielolesi, dal prof. Leopold Saltuari. Io chiedo a lui di venire a visitare Federico in Italia, il prof. Accetta di venire a visitare Federico a Careggi. I medici dell’ospedale fiorentino non ostacolano la sua visita ma fanno terrorismo, principalmente sostengono sempre la tesi che rimarrà come un vegetale e ci consigliano di stare molto attenti perché ci sono tante persone che promettono miracoli solo con lo scopo di portare via i soldi. A un mese circa dall’incidente Il prof. arriva a Careggi, alle sette del mattino. La visita dura 40-­50 minuti: legge le Tac e le risonanze, legge i referti che i medici gli mettono a disposizione, mentre visita registra tutto. Poi ci riunisce in una stanza: io ero terrorizzato, impaurito, sconvolto. Il Prof. ci dice che la situazione è grave, però Federico con le cure giuste potrà mangiare aiutato, parlerà e farà una vita sociale, e aggiunse “in un uomo quello che conta è il cervello. Se decidete di portarlo a curare in Austria io sono disponibile”. Quelle parole mi detterò fiducia, l’istinto mi diceva che era la strada giusta, però le strade sono sempre difficili da percorrere. Federico fu portato a Montecotone Imola, dove gli fu tolto il respiratore e, al terzo mese dall’incidente, Fede si risveglia e incomincia a parlare, con fatica ma ricomincia. Poi la febbre alta lo divora e i medici non sanno più cosa fare. Fede dimagrisce a vista d’occhio, una mattina torniamo in ospedale e Federico non parla più, dorme e ogni tanto apre gli occhi per poi rincominciare a dormire. Una specie di coma.

Loro, i medici, dopo sei mesi lo vogliono dimettere e farlo tornare a casa, con febbre alta. Il medico che segue Federico dice che è una febbre centrale, provocata dal cervello, quasi normale per un paziente come mio figlio. Il 28 febbraio 2011 riesco a portare Federico a curare in Austria. Appena arrivato i medici gli aspirano i polmoni e mi dicono che c’era una polmonite in corso e che dentro, nei polmoni, avevano trovato anche del cibo. Incomincia un lavoro certosino su Federico. Siamo stati in Austria per un anno e mezzo e adesso Fede, piano piano rincomincia a parlare e mangiare. Riconosce gli amici e, cosa importante, sta facendo fisioterapia.

La strada è sempre in salita, però io ho sempre speranza e fiducia nella ricerca. La fondazione mi è venuta in mente per aiutare ragazzi che subiscono incidenti e rimangono traumatizzati alla spina dorsale, la fondazione deve dare anche un’indicazione dove andare a curarsi, a chi rivolgersi, dove sono gli ospedali migliori in Europa e non solo. E poi le cure costano, la fondazione deve aiutare coloro ai quali, nel giro di un minuto, cambia la vita e si ritrovano improvvisamente in una condizione drammatica, di buio totale. La fondazione deve servire da faro a quelle famiglie che apparentemente si ritrovano in un tunnel senza uscita ma dal quale si può lentamente uscire.

Massimo Fagioli